Quando ci si trova alle spalle dello stabilimento di imbottigliamento dell’acqua minerale, famosa in tutto il mondo, ci si può idratare alla fontanella che rifornisce la produzione stessa. Sempre con il fiume Brembo alla sinistra si giunge all’inizio del centro abitato di San Pellegrino Terme, in località Pregalleno, prestare attenzione in quanto il percorso in questo tratto ridiventa strada aperta al traffico. Anche in questo caso, al termine del rettilineo, nei pressi della nuova piscina si consiglia di mantenere la destra per imboccare il vecchio sedime ferroviario che verrà percorso nella totale lunghezza fino a trovarsi in località Piazzo Basso alle spalle della vecchia stazione dei treni. Si prosegue sempre dritto e si rientra nell’ex sedime ferroviario al termine del quali ci si giunge alle spalle del Grand Hotel, nei pressi della seconda stazione ferroviaria, entrambe sono state trasformate in ristoranti (da questo punto è possibile raggiungere San Giovanni Bianco attraverso il percorso sterrato sulla ex sedime ferroviario PFB03). La verde conca di San Pellegrino Terme deve la sua notorietà alle fonti di acqua minerale, conosciute fin dal secolo XIII e sfruttate già dal 1700 La località termale conserva il fascino della straordinaria fioritura architettonica in stile liberty del primo decennio del Novecento con lo Stabilimento dei Bagni sul viale delle Terme, la sala bibita col porticato, il Grand Hotel, il Casinò, il municipio ed alcune ville private. Alberghi e pensioni, ristoranti e locali di ritrovo, impianti sportivi e ricreativi, possibilità di escursioni naturalistiche e culturali, un museo di scienze naturali ed una programmazione stagionali ricca di eventi garantiscono al cittadina termale una potenzialità turistica di tutto rispetto. Dalla ex stazione ferroviaria a nord del paese si prosegue attraverso piazza Granelli con la fontana per il ponte Umberto I°, al semaforo a destra lungo la ex statale 470 di valle brembana. Continuando si giunge nei pressi del viadotto della nuova variante della statale, effettuato il sottopasso, ci si incanala sull’immissione alla statale, subito dopo nei pressi della galleria denominata Costone1 si consiglia di mantenere la destra ed entrare, anche se ci si trova davanti ad una sbarra (il transito alle biciclette è sempre consentito), nel tratto di strada dismesso che ci permette di evitare entrambe le gallerie Costone 1 e 2. Dopo circa 600m ci si riimmette sulla strada principale ed al km 15.4 si raggiunge il centro di San Giovanni Bianco, uno dei paesi più antichi e ricchi di storia della valle. Di fronte la chiesa parrocchiale , perno del tessuto urbano che alterna ai ponti in pietra i caratteristici porticati della Strada Priula, si apre l’antica piazza del mercato, dedicata a Vistallo Pignoni, condottiero che portò in dono alla sua terra una Spina della Corona di Cristo trafugata alle truppe di Carlo VIII, re di Francia, nel 1495. Una frazione di San Giovanni Bianco, Oneta è conosciuta in quanto sembra aver dato i natali alla famosissima maschera carnevalesca Arlecchino. Da San Giovanni Bianco, appena fuori il centro abitato al bivio a sinistra si diparte la Val Taleggio, segnata dall’impetuoso Enna, affluente del Brembo. La tranquilla bellezza dell’ambiente racchiuso dalla cornice di monti famosi quali il Resegone, il Cancervo e l’Aralalta, il graduale succedersi di prati e boschi disseminati di piccoli nuclei abitativi di antica formazione costituiscono la caratteristica della valle Taleggio, definita la “piccola Svizzera” delle Orobie. Questa terra, oggi ancora quasi isolata, ma ricca di storia e cultura, è la meta preferita di chi ama il contatto diretto con la narura, la selvaggia bellezza di luoghi incontaminati, la quiete di un mondo semplice e non ancora integrato dall’avanzare del progresso. La Val Taleggio è suddivisa amministrativamente in due realtà comunali, Taleggio e Vedeseta. La strada entra prima per alcuni chilometri in una profonda e strettissima gola, un orrido, tra i monti Sornadello e Cancervo quanto mai suggestivo, selvaggio e a volte arcigno e scuro per poi liberarsi verso l’alto dove un verde mare di tranquillità ci accoglie. Al km 18.7 inizia l’orrido e dopo vari e suggestivi attraversamenti della valle al km 22.3 si transita sul settimo ponte, il ponte del Becco. Dopo una salita, per alcuni tratti impegnativa si giunge alla località di Sottochiesa, sede comunale e ricca di testimonianze storiche e d’arte come la pala di A.Vicentino nei pressi della parrocchiale, la Torre medievale guelfa, la Colonna Fidelitas Talegii , segno di fedeltà alla Repubblica di Venezia ed l’oratorio di S.Lucia e S.Rosa. La strada scende per circa 200m e, dopo un ulteriore attraversamento della valle, si riprende la salita fino alla Costa d’Olda, nei pressi della quale inizia la Variante 2 per Vedeseta. L’itinerario si sviluppa ora in discesa, dopo aver lasciato la Costa d’Olda si raggiunge Olda al km 26.5 dalla quale si può ammirare la vallata con la frazione di Peghera e successivamente l’incrocio per Vedeseta, punto di arrivo della Variante 2. Continuando a scendere si incontra la contrada della Lavina e più giù l’ennesimo attraversamento, il ponte della Lavina, a questo punto la strada inizia a salire e si percorrere il fianco destro della vallata fino alla località Peghera (km 33.2), dopo il centro abitato si ha una vista panoramica della valle con le località di Lavina, Vedeseta, Pizzino, Olda, Costa d’Olda ed il monte Sornadello sulla destra. La parrocchiale di Peghera merita una visita per ammirare il pregevole polittico di Palma il Vecchio (XIV° secolo). Continuando, sempre in salita si scollina alla Forcella di Bura (884m), punto più alto dell’itinerario e rimanendo sempre sulla strada provinciale della Val Taleggio si scende fino a Gerosa (km 38.4), centro agricolo montano che si sviluppa alle pendici della Forcella di Bura, la vista panoramica dalle curve a balcone spazia su tutta la Val Brembilla da Blello a destra fino alla contrada alta di S. Antonio Abbandonato attraverso le località di Laxolo, Cadelfoglia, Cavaglia, e Catremerio. Giunti a Brembilla (km 45.6), centro attivo industrialmente e artigianalmente con una spiccata capacità imprenditoriale; la storia di Brembilla annovera più di 100 contrade, si stenta a crederlo, ma tante erano le cellule che rendevano operosa la comunità, così articolata per sfruttare ogni piccolo angolo del territorio. Il percorso sta giungendo al termine e percorrendo il tratto finale, tortuoso, ristretto e verdeggiante della Val Brembilla ci si porta alla frazione Ponti di Sedrina. A questo punto si prende a destra e si ritorna a Sedrina, località di partenza dell’itinerario. |